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Karate - Do |
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Non v'è dubbio che tutti lo citano, molti lo fanno proprio, moltissimi non sanno di che parlano. Credo che, come ogni cosa, l'importante sia muoversi secondo determinati principi che la "VIA", senza tentennamenti, va indicandoci. Non ci sono compromessi (almeno qui, dato che la vita è tutta un grande perenne compromesso). |
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Il futuro non c'è! Non c'è in quanto diviene "presente" già dal preciso momento che viene compiuto il primo passo. In definitiva, la lezione che il "DO" ci impartisce è proprio questa: ciò che veramente conta nella vita è quello che stiamo compiendo, non c'è ieri, non c'è domani, c'è l'oggi, l'ora, il minuto, l'istante. Secondo quest'assioma esistenziale, va dipanandosi e chiarendosi, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, il percorso assai lungo che, probabilmente giovanissimi e per curiosa sorte, iniziammo, privi però della necessaria consapevolezza. Consapevolezza che comunque andrà man mano struttorandosi durante il cammino. Iniziammo con una certa mentalità e con determinate convinzioni. Iniziammo certi di voler ottenere precisi risultati, raggiungere alti obbiettivi. Volevamo essere i più forti, i più temibili. Volevamo essere quelli invincibili, quelli che non temono niente, né fatica, né dolore, né morte. Volevamo gloria e successo lassù sul gradino più alto del podio, volevamo collezionare coppe e medaglie e riconoscimenti prestigiosi. Ebbene, proviamo a confrontare gli obbiettivi di allora con quelli di oggi. Azzardiamo discendere nel profondo del nostro cuore, o laggiù nel misterioso amalgama dell'inconscio. Quell'inconscio oscuro da cui proviene tutto ciò che siamo e che saremo. "Conoscersi", conoscere se stessi il più possibile, per quanto possibile. Un'analisi lucida e spietata che riguarda noi e le nostre scelte, proprio quelle scelte che hanno dato forma e sostanza alla nostra esistenza. Sì, assolutamente questo è quello che il "DO" prima di tutto il resto, ci chiede (pretende) di perseguire. Chissà dove andremo, chissà dove arriveremo. Eccolo qui il fascino del "DO". Approfondendo la conoscenza del sè, contemporaneamente avanziamo lungo il sentiero (spesso in salita o irto di ostacoli) con la serena certezza che niente e nessuno ci impedirà innanzitutto di riconoscere, e quindi avvicinarsi alla meta. Si fa allora sempre più evidente la necessità che la scelta sia una scelta "radicale". Una sorta di "vocazione", una specie di missione da compiere, una predisposizione interna, anzi, un personale destino di cui ci accorgiamo essere pervasi, un destino che prende il nome di MAESTRIA. Ma tutto si farà più importante e definitivo, solo quando la MAESTRIA assumerà il nostro nome... solo quando tra noi e ciò che facciamo non sussisterà più alcuna differenza. Dal punto vista concettuale e pratico la VIA è quella indicata con estrema chira fermezza dal BUDO , in pratica le ferre regole (meglio sarebbe definirli comandamenti) degli antichi guerrieri Samurai, pronti a seguire sino all'ultimo il loro valoroso destino. Mi appare ovvio, se non naturalmente necessario, che tali regole (comunque tipiche non solo del Karate ma di tutte le arti marziali), debbano "secolarizzarsi" ovvero subire una profonda ma opportuna trasformazione. In pratica adeguarsi, adattarsi, se preferite rassegnarsi, al mutar dei tempi. Questa realtà che defineremo scientificamente TRASFORMAZIONE DI PARADIGMA, salvo scadere nel peggior fanatismo intriso di patetica nostalgia, giammai potrà essere elusa, ma bensì studiata e tradotta nella pratica proprio da loro, proprio dai Maestri... quelli "veri", quelli che hanno dedicato la vita all'arte del Karate-Do, quelli che hanno posto come priorità assoluta la loro concreta presenza ovunque si evidenzi la necessità di esercitare la funzione (secondo i giapponesi la più nobile) di Maestri. |
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